Orma(i)

Laggiù. Fra i filari di luce.

Non ci fosse indifferenza, ti sarei venuta a prendere.

Orma di ragazzo sotto ad un piede di principessa.

Forse. Qualcosa ha illuminato la mancanza, oggi. Oggi che – dopo domani – sarà un ricordo fra gli altri che nemmeno ricascano più fra le mani. Come lacrime. Nemmeno.

Le tue piante sono in buona salute. Mamma. Le ho dovute lasciare come le hai lasciate. Mi auguro che la cura non si possa adottare lungo la vita. Per riconoscenza e differenza. Per me è sempre stata preziosa.

Ti sei fatta fiera di dolcezza, oggi, e mi sei venuta a bussare in petto, al caldo di un abbraccio vuoto. Per farmelo bastare, fin’ora, ho dovuto allontanare certe pretese. Come una tosse, un fastidio, una curiosità che ha bisogno di crescere. Come il contrario di un desiderio che si trasforma e ne appare un altro. Nuovo, forte nell’animo del suo seme debole.

Saggia, come mi hai sempre voluta.

Infantile, altra, la stessa, migliore, peggiore.

Laggiù. Il bagliore.

Dopo le scogliere e le raffiche delle barbarie. Le mie colpe di lasciare tutto deciso da chi, da cosa. Perché non ero all’altezza.

Io t’avrei solo presa fra braccia più grandi di te. Le mie. Non ce la potevo più fare.

Capiscimi, ora.

Eppure mi nasce un abbozzo di curva lungo la guancia, un segno che non sparisce neanche col tempo che sussurra i miei anni raddoppiati tra i venti ed i trenta.

Non li ho mai saputi contare. Non ho mai voluto. Non ci ho mai creduto. Vuoto. Manca. Manca sempre la tua presenza. Come un sogno, un ideale, una speranza, un punto di riferimento che è scoppiato senza memoria. Non so quando, ma quanto sì. Manca. Come una volta, due, tre, diecimila, un milione. Come.

Ho iniziato anni fa a smettere di confrontare e ho scoperto il paragone, tra me e le cose. Ho concluso quello che avevo in sospeso con le persone.

Basta, mi sono detta. E mi è andata bene.

Una sera mi sono infilata il carattere giusto per portare a termine le mie spiegazioni. Oggi le ritratto in continuazione. Le modifico, le complico, le riempio, le amplio. E poi le metto a posto, l’unico posto che hanno. Accanto a me. Così è la mia compagnia.

Quel cuore grande che non so cosa farci se non scrivere e ridere e baciare e confidare ed esprimere e stare in movimento e volare e cadere e tenermi con forza e spostarmi dal niente e interrogarmi per tutti quelli che conosco, quelli che ignoro, quelli che conoscerò, quelli che sono spariti, quelli che ho abbandonato.

Anche io ho sbagliato.

Tu mi hai fatta in un giorno di neve, ché come la neve scendo.

Sulle cose. Orme infreddolite.

E spesso non si sente. Cosa sento.

Spesso non mi sento nemmeno cadere.

Eppure mi risollevo. Come neve.

Lo sono. E ti manco.

©

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...