Bi-sogni

​Saper leggere i bisogni degli altri non è mai stato il mio forte. Io che fraseggio nel dormiveglia. Io che, a volte, fatico ad addormentarmi immaginandomi più ore a disposizione di quante ne contino i gatti sui palmi di quattro zampe. Io, che a malapena riesco a decifrare quelli miei, di bisogni. 

O riuscivo. 

E forse riesco. 

Perché, a pensarci bene, da quando ho incontrato chi mi ha fatto la fatidica domanda – ma tu, di cosa hai bisogno? – insistendo pure sulle mie vertigini e non smettendo d’insistere mai sui miei passi zoppicanti, ho preso gusto a rispondere.

Ad imparare.

La mia prima risposta fu dunque – ho bisogno di chiedermi di cosa ho bisogno – e proprio lì, tra un rimbalzo e l’altro, accompagnata dalla cantilena del mio sport preferito, tra dritti e rovesci, la musica dei tonfi, le strategie del gioco, i cori dei muscoli tesi ed il fiato tirato in avanti, mi son detta – ce la faccio. Poi, proprio come succede con altri tipi cose, se le sperimenti prima su di te allora puoi cimentarti in improvvisazioni con gli altri.

Il mio forte.

Se non fosse un piatto, sarebbe una poesia. 

Se non fosse un ombretto, sarebbe una pittura murale.

Se non fosse una canzonetta, sarebbe un messaggio senza t9.

Se non fosse una fotografia, sarebbe un profumo all’iris bianco.

Se non fosse un’azione, sarebbe un sogno.

Il mio forte.

Quasi mi fa sorridere.

Ci sono state volte nelle quali ho creduto fermamente di essere una roccia. Incrollabile, infallibile. Più che sufficiente. A posto, corretta, irreprensibile. Ci sono state volte in cui, altrettanto fermamente, ho creduto di essere debole. Mediocre, manchevole, carente. Minore, inferiore, in errore. Da entrambe ho imparato molto, come due facce di uno stesso diadema lunare, incastonato nel blu dello spazio. Perché dal loro scambio ho tratto in salvo i punti di vista che non sapevo. Dalla posizione in cui mi trovo adesso, però, credo maldestramente che i miei difetti ed i miei pregi si shakerino in un battibaleno, emergendo ed inabissandosi da territori più o meno sconosciuti, alternandosi reciprocamente appena una qualche definizione prova a farsi salda. O una lamentela, un disappunto, un fervore, un impulso. E non è confusione. Quella l’ho sentita indistintamente mentre tutte le mie emozioni stavano schiacciate sotto le aspettative altrui, come se desiderassi più di qualunque cosa fare piacere. E l’ho desiderato davvero, e quanto me ne dispiaccio, pur sapendo che quello era il mio percorso, a costo di rischiare quella che ero, mi sono innamorata della parte che non si spegne.

Illumina, splende.

Il mio forte, dunque, non è nulla ed è tutto.

Certo non è ciò che mi riesce, piuttosto quel che mi fa sentire grata di qualcosa, e dipende da dove vado a finire, o quel che raggiungo, dopo i picchi che sono solita affrontare quotidianamente. Tra le certezze arroganti ed i dubbi spaventosi. Mi interrogo, e mi affascina chi dice di farlo e lo fa. Restando magari indeciso per giorni. Oscillante, titubante, pensieroso. Si fa dire che non combinerà mai nulla, che il tempo passa e che va’ veloce, che le cose belle vanno afferrate e che capitano una sola volta nella vita, che vincono i furbi, quelli preparati, i pronti. Io non lo sono stata quasi mai, pronta a quel che arrivava, forse proprio perché non mi facevo quella domanda. Molto tempo dopo, a scriverlo piano piano, lontana da casa, vicino al mare, con l’aiuto di chi mi sta vicino senza risparmiarmi e senza risparmiarsi niente, con la paura di ferire e di ferirmi, con un po’ di pregiudizi e di slanci, con un numero sempre crescente di novità lette come possibilità, ho scoperto la bellezza di ogni singola volta in cui ho pronunciato o scritto la parola ‘conservare’. E sento solo adesso tutti i momenti in cui ho pensato di essere da sola e, invece, ero piena di gente, di riflessioni, di storie d’amore, di problemi, di reazioni, dal passato e dal futuro, lì per farmi accorgere. A questo voglio dedicare il mio tempo, mentre appiccico un biglietto fresco di cinema alla bacheca, mentre ripongo un regalo nell’armadio, mentre brucia l’incenso e il carbone dolce brilla sopra ad un piatto rosso.

La mia risposta di oggi. 

In corsivo maiuscolo.

Ha un nome nuovo da offrire.

Ho bisogno di sentirmi attaccata a ciò che faccio.

E di amare, prolungando un grazie con le labbra socchiuse.

Foto di joyhoperule

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2 pensieri su “Bi-sogni

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