Se fossi.

Un po’ mi sento sola e, nel frattempo, so di non farti compagnia.
Vidima bene i battiti, il tuo cuore, tra la maglietta e la mia guancia. Questo è l’unico luogo dove so cosa significa per me rilassatezza, senza figurarmi una canzone.
La musica, che dicono e ho detto, sia la colonna sonora per antonomasia, non può paragonarsi ai rumori naturali che intercetti e ricrei con la sola memoria.
Fischiettando, tamburellando con le dita, tintinnando con le unghie, arrotolando ciocche, sfregando la pelle, inumidendo le labbra, soffiando sui capelli.
Per prendere sonno, tempo, coraggio, slancio, forza, consiglio.
Richiamare alla mente è, per me, un gioco semplice di muse ispiratrici che scommettono con i grandi prodotti in commercio.
Sono altro, era una frase di rito in sospensione prima di ogni salto.
Tra il vigore e la preoccupazione, sapevo cogliere le piccole allegrie. Giocare con le parole, a terra, e sventolarle al posto del seno, come biglietti da visita di un’eccellenza scaltra che non va di moda.
Certe volte, l’acidità della terra, permette il fiorire di piante esotiche. Come anche l’aridità, l’eccessiva pioggia e l’eccessivo sole, promuovono l’annidarsi di peculiarità fuori dal comune.
Allora questo tempo, se fosse bene un anno, sarebbe ciò che crea le condizioni per, mentre quello scorso aveva scovato prima le critiche e poi l’alleggerimento.
C’era un bagaglio a ricordarmi l’essenziale, per chi come me, tende a non buttare via niente.
Certe volte dimentico, perché ho bisogno di fare spazio. Certe volte lascio, perché credo ad un’altra maniera di conservare.
Se fossi più corretta, se fossi stata più espansiva.
Se fossi meno avida, se fossi stata meno puntigliosa.
Forse saprei cosa voglio e la determinazione aprirebbe porte sempre più grandi. È che probabilmente, le cose piccole di cui parlavo, m’inteneriscono talmente tanto da non farmi affascinare dai continenti estesi.
Per ora, mi basta tenere a mente le città, anche solo uno scorcio di palazzo che me le rappresenti nei ricordi, e orientarmi verso i dettagli, questo non l’ho ancora cambiato, senza che bastare metta freno alle scoperte.
Spesso la solitudine è l’interesse sul costo dell’introspezione. Ma pago in anticipo, e ho il saldo in attivo, non ho debiti verso nessuno se non mille scrupoli, di genere e di merito, per l’amor cortese che respiro.
Nonostante il chiasso che ho nella testa, fischietto, tamburello, tintinno, arrotolo, sfrego, inumidisco, soffio e ascolto nitidamente la ballata della tua vita.
Che canto sul tuo petto.
A mani basse.

©

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