La polvere. Chiara.

E a quel punto mi sono domandata da chi avessi imparato a classificare le ovvietà. Nell’infanzia, addirittura tra i cinque ed i dieci anni, mi sforzavo di cercare col lanternino un numero sufficiente di segreti che potesse svelare un respiro di sollievo. Compreso tra il quattro ed il sette. Già allora mi accontentavo discretamente.
Proprio mentre certe domande calavano di voce, e i ricordi si mischiavano ai racconti altrui, io muovevo gli occhi sempre più velocemente, proiettando finalmente le parole che avrei usato.
Mi ero acquattata ormai da tempo, finché i mesi avevano iniziato a coincidere con gli spazi dell’orologio.
Poi d’un tratto mi accorsi che non avevo più soluzioni alle mie chiusure.
Inizia pure a contare i passi, ho detto, fino a che fiorisce il rosmarino.
Lui si è incamminato, ed io sapevo che avrei ripreso presto, dove ho tanto desiderato essere quel qualcuno che piantò un piccolo acero come buon auspicio. Il sempreverde era all’origine dei miei scritti, laddove nessuna ovvietà s’era fatta mai imprigionare.
Mi sono ricordata, a quel punto, il freddo di certe lamentele, per esempio in coda allo skilift, o le dita delle mani uguali a quelle di mia madre, ed i granelli di sabbia sotto alle unghie, ora, mi facevano tornare alla mente una vita giovane di case rubate e di particolari presi in prestito per metterli in mostra, chissà quando, alla galleria delle primizie.
Cogli il senso, ho detto dopo, mentre già immaginavo che nel mio prossimo titolo si parlasse di me.
Così lui ha detto, anche, che quello che contava era d’aspettare. Lo diceva, certamente, ed io sapevo, ma con indugio, che la sua impazienza era al limite.
La fronte calda, la schiena liscia, l’età privilegiata e gli accenni all’estate.
Non c’erano paesaggi familiari o sonorità conosciute, magari giusto dei paralleli di tanto in tanto e qualche paradosso. C’era lo scarto delle fatiche, cosa rimane se resti in piedi. Io, giù di lì, non ero a terra, e nemmeno lui.
A quel punto ci baciammo, che l’acqua a riva era piena di pesci.
E pensai che era davvero un peccato che, per quanto intensamente la si osservi, la polvere appaia chiara solo in controluce.
La polvere.
Chiara.
Quella che tutti dicono si accumuli, invece vola.
Un grande peccato, che merita solo chi se lo vuole permettere.
Ed il bacio durò tutta la vita.

©

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