– esuli –

Noi due soli
conosciamo la temperatura
adagiata e limata
tra il soffitto del cielo
ed il mare del letto.
Polvere di mine
acquerelli di vernice.
Mentre la penombra ne mangia i riverberi
deglutendo girandole al vento
ogni contorno si dilegua sopito
ed io inseguo i tuoi capelli sul cuscino.
Trovo un’amaca di pace
rimasugli di sguardi languidi.
Vado cercando chi mi cerca
sulle scie delle scritte che ti spuntano dalla manica.
Morbide
ricordano come mi hai chiamata appena vista
sbocconcellate come perle di saliva tra le labbra.
E soli
– esuli –
conosciamo per nome il calore e la sua data di nascita
rinfrescata dal fondo degli occhi con manciate d’assaggi.
Per tutto ciò che di difettoso uso a sproposito
e per tutto il resto a cui m’affido
con moto d’universo.
Le mie vene sono tue
promesse spose
di chi ti ha in grazia.

©

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