Ricordi?

È una fabbrica di vetri, qui. Sei una fragilità di riflessi blu, tu.
Nessuno compra più i vetri, che oramai costano troppo cari. Almeno all’inizio qualcuno si chiedeva il perché non potesse permetterseli, cosa potesse fare per comprarli, se in fin dei conti gli piacessero, se li volesse davvero. Ormai non più.
Tu giri alle tre del pomeriggio in una via di passaggio e passeggi anche tu, con loro, senza sapere cosa sia il tuo tempo libero.
Lavori otto ore, non lavori affatto, lavori senza percepire reddito, lavori senza contratto, lavori dodici ore al giorno.
Alle tre del pomeriggio sei libera e passeggi insieme alla donna magra con gli orecchini arancioni che s’intonano alle scarpe basse. Tu pensi che sarebbero più belli se fossero di vetro. Tu, con la tua fragilità blu.
E guardi le nuvole e non sai niente del Novecento e non t’importa di dove stai andando e il Duemila ti spiazza.
E non sai come fare, non sai nemmeno dove vanno a finire tutte le tue domande, ché tu non sai ma vorresti sapere.
Vivi nella fabbrica di vetro con la tua fragilità che nessuno vuole comprare. ‘Quanto costa?’ ti chiedi. Non lo sai ma vorresti saperlo. Perché nessuno ti guarda mentre passeggi fra loro, perché tu li guardi e ti ricordi di loro?
Le nuvole t’han scelta come loro stazione. Non chiedono, non pagano. Si fermano sulla tua fragilità e si riflettono.
Blu.

Otto Settembre Duemiladodici

Photo: Gemma Capdevila

 

ricordi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...